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LA LEZIONE DEL MAESTRO ALISEI DI PIETRASANTA |
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La costruzione dello swing completo è il frutto di una vasta serie di processi mentali e fisici che, se applicati nella giusta misura e nel modo corretto, di concerto vi porteranno a far volare la palla alta, a lunga distanza e nel punto in cui la volevate mandare. Niente riesce senza uno studio approfondito, sudore e tanta pratica, e ciò è ancora più vero nel golf dove le geometrie e le sequenze di movimenti fanno la differenza tra un giocatore scarso, uno abile e il campione professionista. Oggi parliamo col maestro Massimiliano Gemignani, una vita vissuta in mezzo ai golf della Toscana e di tutta Italia, insegnante presso il circolo Alisei di Marina di Pietrasanta, che ci spiegherà le basi per avere uno swing di cui ci potremo vantare con gli amici. Andiamo a vedere come giocare i ferri dal fairway cercando di piazzare palla il più vicino possibile alla buca.
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SCOPRIAMO IL PERCORSO DEL CLUB ALISEI |
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Le buche regolamentari del Golf Alisei di Pietrasanta sono ufficialmente cinque, ma in realtà sia nei giri di prova che nei tornei possono essere allungate a sei poiché quella degli approcci può funzionare da area da atterraggio per un corto e stimolante par 3 finale. A livello generale è un campo piccolo e abbastanza stretto, quindi saranno favoriti i giocatori corti ma precisi. L’erba è spesso lasciata crescere dalle parti (che si chiamano rough e delimitano la retta via) quindi a seconda della stagione dell’anno (ad esempio in primavera ed estate) il rischio è quello di lanciare palla poco fuori dalla zona ottimale e vedersela sparire nelle felci: occorre stare perciò molto attenti al fatidico primo colpo, con il quale possiamo metterci in buona posizione per attaccare la buca oppure dover fare i miracoli per salvare il bogey.
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IL GOLF IN VERSILIA, IN ESTATE TANTE GARE AL CIRCOLO ALISEI DI PIETRASANTA |
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Il gioco del golf è molto antico: si pensa che i pionieri di questo sport furono gli allevatori di capre scozzesi del XIX secolo i quali, mentre portavano a pascolare le greggi nelle gelide e ventose higlands, ammazzavano il tempo a lanciare palline di stoppa con vecchi ferri da lavoro prima di rifugiarsi negli antesignani dei pub a tracannare la birra. Le condizioni territoriali erano ideali: i bunkers, i tipici valloni sabbiosi dislocati strategicamente attorno alle buche e che fanno tremare i golfisti, esistevano già e funzionavano da solchi dove le pecore si rifugiavano dal vento; i green, da dove la palla va colpita con il putt per essere mandata in buca, erano anch’essi già presenti per via delle mareggiate ricorrenti che appiattivano una zona litoranea facendovi crescere l’erba verde e bassa ben diversa dalle brughiere scozzesi. Si pensa anche che i buchi dove le palle cascavano fossero realizzati da roditori e talpe che trovavano in quel terreno acquitrinoso la fonte per il loro sostentamento.
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